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Il Rajasthan e il Gange fino a Amritsar

Programma del viaggio

1° giorno. Voli di collegamento dalle città italiane. Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino o Milano Malpensa. Incontro con il nostro Tour Leader Massimo Taddei. Trasferimento in hotel e pernottamento a Delhi.

2° giorno. Trasferimento in aeroporto e volo Delhi-Udaipur. La città è circondata da tre laghi, affascinante e romantica. Visita del lago Pichola, del palazzo del Maharaja, il più grande della regione, del museo e dei giardini e del tempio induista Jagdish Mandir. Soste e visite, tempo permettendo, anche al tempio Shivaita di Eklingi e presso il suggestivo sito di Nagada. Danze rajasthane e cena sul terrazzo sul lago. Pernottamento a Udaipur. 

Udaipur è adagiata sul bordo di ben tre romantici laghi; la città ha servito da sfondo a un film della fortunata serie di James Bond, "Octopussy". Udaipur è spesso chiamata la "Venezia dell'India" o il "Kashmir del Rajasthan". 

3° giorno.  Visite dei dintorni di Udaipur; tempio shivaita di Eklingi, Nagada, città che accoglie i resti  della capitale del Marwar. Cena e pernottamento a Udaipur.

4° giorno –  Udaipur- Ranakpur-Jodhpur. Trasferimento per Jodhpur, la città  blu, attraverso  Ranakpur, città dai raffinati templi jainisti fra i quali spicca quello di Chaumukha, con le sue 29 sale sorrette da 1.444 colonne, tutte diverse tra loro. Attraversiamo i Monti Aravalli sperando di incontrare le transumanze dei pastori rajasthani con i loro  turbanti rossi. Arrivo a Jodhpur in serata, cena e pernottamento. 

ll regno di Jodhpur fu governato dal potente clan Rathor, i quali fanno risalire le proprie origini a Rama, l'eroe del Ramayana e attraverso di lui a Surya, il dio Sole. Jodhpur potrebbe essere definita la città blu, per la tipica colorazione azzurra delle sue case. Inizialmente il colore indicava la casa di un brahmino perchè molti secoli fa, secondo la tradizione, alcuni di loro dipinsero le loro case di questo colore dopo aver scoperto che teneva lontane le zanzare. Oggi Jodhpur è la seconda città del Rajasthan, ma sotto molti punti di vista non è cambiata rispetto alla vecchia città fortificata sviluppatasi ai piedi del Forte di Meherangarh. Le sue mura quattrocentesche sono infatti intatte, intervallate da porte massicce e  la città vecchia è un luogo incantato con stretti vicoli, splendide haveli, le antiche magioni dei ricchi commercianti, e medievali cisterne per l'acqua.  Si può passeggiare per Jodhpur partendo dalla vecchia Jai Pol, la Porta della Vittoria, passando dalla cisterna Jetha Bera del XV secolo e arrivare fino al Juni Dhanmandi, il Mercato delle granaglie. Le affollate botteghe del  Sadar Bazar nei pressi della Torre dell'Orologio vendono il meglio dell' artigianato locale, che qui si specializza in pelletteria, stoffe e bracciali in vetro. Il Bazar stesso rappresenta perfettamente l'impianto urbanistico della città nel tardo XIX secolo, miscuglio di principi architettonici moderni e tradizioni rajput. Interessanti edifici rappresentativi di questo stile sono i vecchi edifici pubblici della città, come la Stazione ferroviaria, la Corte Suprema o il vecchio ospedale. Ma sull'intera città domina la straordinaria Fortezza Meherangarh, Forte Maestoso, arroccata su un declivio roccioso alto 122 m. Dall'alto del Forte nei giorni limpidi lo sguardo spazia fino al Forte di Kumbhalgarh, a 128 Km di distanza. La fortezza è decisamente imponente e con le sue mura e torri cilindriche aggettanti, pare essere una cosa sola con la rupe sulla quale si innalza.

5° giorno. Jodhpur- Jaisalmer. La mattina sarà dedicata alla visita del Forte di Mehrangarh e dei cenotafi della famiglia reale. Trasferimento a Jaisalmer, incredibile e affascinante città nel deserto del Thar.  “The golden city” per le sfumature cromatiche dell’arenaria utilizzata per la costruzione delle case.  Pernottamento a Jaisalmer.

Jaisalmer, antico centro commerciale dell'itinerario della seta; “the golden city” dello stato indiano del Rajasthan si trova nel deserto di Thar non lontana dalla frontiera con il Pakistan. Partecipare ad un Safari attraverso le dune di questo deserto costituisce un'esperienza indimenticabile.  La città è dominata da un forte che a differenza di molte altre fortezze di città dell'India è pieno di negozi, alberghi e vecchie case ancora abitate.  

6° giorno. Visita di Jaisalmer e delle molte haveli, interamente scolpite nell’arenaria tali da far somigliare la pietra a una trina. Nel pomeriggio escursione a Khuri, tipico villaggio nel Deserto del Thar. Al tramonto escursione in cammello nel deserto. Cena nel deserto con danze etniche al  fuoco. Rientro in hotel. Pernottamento a Jaisalmer. 

7° giorno. Jaisalmer- Bikaner. Trasferimento a Bikaner, con soste e visite lungo la strada rajasthana. Bikaner con il suo ottimo forte, templi Jaina, il mercato e le molte Haveli abbandonate. Pernottamento nel palazzo del Maharaja. 

Bikaner fu fondata nel 1488 sulle antiche strade carovaniere che collegavano l'Asia Centro-Occidentale con il Nord dell'India; fu capitale dell'omonimo principato e, durante il periodo medievale, un fiorente centro commerciale. Gran parte della città si trova entro un imponente spalto merlato (5 km di circonferenza, 5/9 mt. altezza) ed è sovrastata dal Junagarh Fort risalente al 16° secolo, il più bello dell'India insieme a quello di Jodhpur. Al periodo moderno del Maharaja Ganga Singh, che governò per 56 anni, risale il famoso "Ganga Canal", imponente costruzione per l'irrigazione che convoglia sin qui le preziose acque dell'Himalaya. Capolavoro architettonico dello stesso Maharaja è anche il Lalgarh Palace, reggia eretta tra il 1902- 1926, da pochi anni trasformata in albergo, perfetto esempio dello stile indo-saraceno. La famiglia reale di Bikaner vive ancora in una parte del palazzo. Un altro palazzo in arenaria rossa è il Gajner Palace, residenza estiva dei maharaja, descritto come "incomparabile gioiello nel deserto del Thar". Si trova sulle rive di un lago, circondato da un bellissimo parco alberato, venne usato dai reali per battute di caccia e ricevimenti di re e dignitari da tutto il mondo ed ora in parte trasformato in albergo. Poco distante il Karni Mata Temple è un luogo originale perché al suo interno ospita centinaia di ratti, venerati come animali divini. Bikaner è anche un famoso centro per le manifatture di tappeti e coperte, vasellame e legni intarsiati, gioielli e smalti, lavorazione di pelli di cammello e dolciumi. Tra le numerose manifestazioni religiose e culturali, grande notorietà spetta al Camel Festival che si svolge durante la seconda settimana di gennaio. La città è gemellata con la nostra Udine. Il legame nasce con la figura di Luigi Pio Tessitori, nato ad Udine il 22 dicembre 1887 e morto a Bikaner il 22 novembre 1919. Fu un illustre linguista, etnologo, geografo, archeologo ed esploratore, indiologo costantemente interessato alla vita ed alla cultura delle comunità gianiche. La sua attività di archeologo lo condusse, attraverso il deserto del Rajasthan, alla scoperta, per conto del Maharaja Gangasingh, di antichi monumenti e di oggetti artistici rari, soprattutto monete, iscrizioni ed editti che studiava ed interpretava, valorizzando la cultura ed il patrimonio artistico di una grande provincia, riscoprendo e facendo conoscere gli ideali di quel mondo e di un tipo di comportamento che a quegli ideali si ricollegava. E' grande la fama che egli ha acquisito, ma non ci sarebbe riuscito senza la collaborazione del popolo del Rajasthan e dei molti amici indiani che egli ebbe, soprattutto a Bikaner. Gente che lo ricorda ancora con affetto e riconoscenza, come confermano anche i monumenti in suo ricordo.

8° giorno. Bikaner-Jaipur. Trasferimento a Jaipur. The pink city, con i suoi  abitanti, costumi, templi, colori, musiche, antichi palazzi . All’arrivo in città assisteremo alla cerimonia presso il tempio di Govinda Devi Mandir. Aktre visite: il palazzo di città del Maharaja, il museo,  l'osservatorio astronomico Jantar Mantar. Cena e pernottamento.

9° giorno. Jaipur . La mattina sarà dedicata all’escursione a Amber e alla visita del Forte Man Singh. Rientro in città. Cena  e pernottamento a Jaipur.

Jaipur è la capitale del Rajasthan. Fondata nel 1728 dal Maharaja Sawai Jai Singh II ha oggi una popolazione di circa 3 milioni. È famosa anche con il nome di "città rosa", per il colore predominante delle sue abitazioni. La città è stata costruita con concezioni moderne; ha infatti una planimetria reticolare con ampi viali alberati. Numerosi sono i bazar ed i mercati suddivisi a seconda delle varie e molteplici attività artigianali. Per citarne alcune: gioielli, pietre preziose, smalti, stoffe sia stampate che intessute, oggetti intagliati. E’ ricca di monumenti, alcuni dei quali molto belli. Il più strano è il Jantar Mantar che altro non è che un osservatorio astronomico all'aria aperta i cui enormi strumenti astronomici sono costruiti in pietra. L'altro, il più affascinante è l'Hawa Mahal (comunemente chiamato Palazzo dei Venti) costruito nel 1799 ed è un palazzo di otto piani la cui facciata, in arenaria rosa, comprende quasi mille fra nicchie e finestre, tutte finemente lavorate a merletto. Serviva da osservatorio dal quale le donne di corte, non viste, potevano assistere alla vita della città. Jaipur vanta due fortezze che dominano la città una è Jakar Fort o Amber Fort, un'altra è poco distante Manar Fort. Da qui sopra in una giornata limpida, spazzata la polvere da un vento leggero che potrete avere un pamorama fantastico;ammirare le montagne che a est contornano il bacino nel quale sorge la città ed in lotananza il deserto.

10° giorno.  Jaipur-Agra. Sosta ad Abhaneri, il pozzo- palazzo (1000 d.C.), un tempio scavato sottoterra per effettuare le cerimonie nel periodo della calura estiva. Arrivo ad Agra sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

11° giorno. Agra e il Taj Mahal; monumento di architettura islamica piu’ famoso dell’India, dedicato all’amore. Fu fatto costruire dall’imperatore Moghul Shahjehan nel 1631 in memoria della moglie Mumtaz Mahal, morta durante il parto del quattordicesimo figlio. In in giornata trasferimento  e visita di Fathepur Sikr, impressionante città abbandonata costruita da Akbar in onore del suo maestro sufi Salim Chisti, del quale qui si trova la tomba con le spoglie. Cena e pernottamento ad Agra. 

Il Taj Mahal. Mausoleo conosciuto in tutto il mondo con il nome di derivazione persiana La luce del palazzo. Nel 1983 il Taj Mahal è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO. È da sempre considerata una delle più notevoli bellezze architettoniche dell'India e del mondo ed è stata dichiarata nel 2007 una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno. Fu fatto costruire nel 1632 dall'imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begum, conosciuta con il nome di Mumtaz Mahal, che in persiano significa appunto "la luce del palazzo", morì nel 1630 dando alla luce il quattordicesimo figlio dell'imperatore.Subito dopo la fine della costruzione del Taj Mahal, Shah Jahan fu deposto dal figlio ed imprigionato. In questo stesso periodo la capitale dell’impero Mughal fu spostata da Agra a Delhi, facendo diminuire notevolmente l’importanza di questa città e l’attenzione delle autorità su di essa.A causa di un abbandono secolare, alla fine del XIX secolo, complici il tempo e i ladri di tombe, la struttura versava in un forte stato di abbandono. Durante il governatorato inglese di lord William Bentinck, inoltre, ci sarebbe stato un piano per demolire il Taj Mahal al fine di recuperare i marmi di cui è ricoperto e i terreni da utilizzare poi per la coltivazione. Questo periodo di abbandono e disinteresse terminò con la nomina a viceré dell’India dell’inglese lord George Nathaniel Curzon che avviò un restauro dell’intera struttura terminato nel 1908. Durante il XX secolo l’edificio fu molto curato: nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il governo indiano eresse un’impalcatura attorno alla struttura per difenderla da eventuali danni provocati da attacchi aerei da parte dei Tedeschi prima e dei Giapponesi poi. Tale precauzione fu presa anche durante la guerra tra India e Pakistan, tra il 1965 e il 1971.Negli ultimi anni il Taj Mahal ha dovuto affrontare un nemico molto più subdolo: l’inquinamento. A causa delle polveri sottili, infatti, il candido marmo di cui è ricoperto si sta ingiallendo. Da non sottovalutare anche il fenomeno di inquinamento del fiume che costituisce un ulteriore pericolo per il monumento.

Origine e paternità culturale del monumento. Un problema è sorto negli ultimi tempi per ciò che riguarda la paternità dell’opera e, di conseguenza, il diritto di controllare il giro di affari che sta dietro l’enorme flusso di turisti che visita il Taj Mahal (si calcola che annualmente tra i 2 e i 3 milioni di turisti da ogni parte del mondo giungano a visitare il Taj Mahal). L’organizzazione musulmana Sunni Waqf (capeggiata da Hafiz Usman) ha richiesto al governo indiano di vedersi riconosciuto il diritto di controllare il Taj Mahal in quanto opera islamica. Il ministro H. R. Bharadway, tuttavia, ha rifiutato di accettare queste richieste in quanto il Taj Mahal è un monumento nazionale indiano. L‘associazione di nazionalisti indiani "Jana Sangh", invece, ha negato che l’imperatore musulmano Shah Jahan abbia fatto costruire il complesso, affermando al contrario che la costruzione fosse un tempio indù costruito nel XII secolo e poi usurpato dalla dinastia dei Mughal quando invasero l’India. In virtù della supposta origine indù della struttura, chiedono la rimozione delle tombe dell’imperatore e di sua moglie per riportare la struttura alla sua originaria configurazione.  L’ipotesi più accreditata, comunque, è quella secondo cui il Taj Mahal sia un mausoleo fatto costruire dall’imperatore musulmano Shah Jahan per mezzo di maestranze locali che, dunque, hanno impresso nell’opera elementi propri della cultura indù. A conferma di questa tesi ci sono i documenti in cui Shah Jahan ordinava l’acquisto del marmo e le testimonianze di viaggiatori europei che visitarono Agra mentre il Taj Mahal era in costruzione. Attualmente, in ogni caso, il controllo dell’opera è affidato al governo locale attraverso l’ASI (Archaeological Survey of India), l’associazione archeologica indiana, dal 1920 (da quando, cioè, è stato nominato monumento nazionale).

12° giorno. Agra-Gwalior-Orcha. Partenza per Orcha. Sosta a Gwalior, città dominata dal forte (si estende 3 chilometri in lunghezza ed è largo 1 chilometro) che sorge sulla sommità di una collina. Visita dei templi e delle statue-sculture jainiste del V° secolo scolpite nella roccia. Un po’ di tempo ancora per la visita del palazzo dell’ultimo re di Gwalior, dove vive ancora l’ex Maharaja Sindya. Proseguiremo il viaggio per Orcha, un tempo capitale della dinastia Bundela,  uno dei luoghi  cari  alla tradizione di Rama. Ci sistemeremo in caratteristico hotel con piscina sul fiume, in mezzo alla tipica vegetazione indiana del Madhya Pradesh. 

Gwalior, nel Nord del Madhya Pradesh, è una caotica cittadina situata nella parte più arida della regione: è circondata dall'altipiano ed è dominata alle sue spalle da una collina rocciosa, sulla quale si arrocca a strapiombo la maestosa fortezza. Un'iscrizione all'interno del forte testimonia che durante il regno unno di Mihiragula  - V secolo d.C. - qui venne eretto un tempio dedicato a Surya, il sole. Si tratterebbe dunque con certezza di un luogo venerato sin dall'antichità, forse anche grazie alle naturali sorgenti d'acqua tanto rare nel resto della zona. Dopo essere stata dominio del clan Rajput Prathiara e dei Kacchavaha, Gwalior divenne vassalla dei Chandella di Khajuraho all'inizio dell'XI secolo. A questi seguirono i Paramara, fino al 1232, quando Gwalior cadde sotto il dominio dei Sultani di Delhi. Declinato il potere del sultanato, una nuova dinastia si impossessò della zona nel XIV secolo, i Tomara. E' con il loro sovrano, raja Man Singh (1486-1516) che Gwalior raggiunge il massimo splendore. Conquistata poi dai Moghul, ritornò indipendente nel 1732 col clan degli Scindia, di etnia Maratha. Durante la rivolta del 1857, l'ammutinamento dei Sepoy,  il maharaja rimase fedele ai britannici, ma dopo breve tempo 6.500 militari delle sue truppe finirono per schierarsi con gli ammutinati. L'anno seguente si combattè aspramente intorno a Gwalior: quando la fortezza cadde sotto l'armata inglese, tra i ribelli massacrati venne trovata morta anche il loro capo, la Rani di Jhansi, in abiti maschili: una delle eroine più amate della Storia indiana.

13° giorno. Orcha- Khajuraho. Passeggiata all’alba sul fiume. Visita dei decadenti, ma affascinanti, palazzi Bundela. Trasferimento in bus a Kajuraho, attraverso la campagna. Nel pomeriggio arrivo e visita dei templi Candela, luogo di culto e pellegrinaggio raffinatissimi esempi di scultura indiana.  Intorno all’anno 1000 Kajuraho vantava la presenza di 85 templi ed era frequentato da 50.000 pellegrini al giorno. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento. 

Situato a circa 175 Km. da Jhansi, Khajuraho, nel Madhya Pradesh è uno dei complessi più famosi dell'architettura indù di stile Nagara. Degli 85 templi edificati tra il 950 e il 1050 d.C. oggi ne restano una ventina. Scoperti nella giungla dagli Inglesi nel 1840, cominciarono ad essere restaurati solo agli inizi del '900. La loro costruzione si deve ai sovrani rajput Chandella. La dinastia raggiunse il massimo splendore con il re Dhanga ( 950 - 1008 ) e sopravvisse prospera fino al 1202, quando le prime incursioni musulmane ne minarono la potenza, che fu poi scemando fino all'annessione dei territori al Sultanato di Delhi nel 1310. I templi di Khajuraho, per la maggior parte in arenaria, disseminati in uno spazio aperto privo di cinte, sorgono su ampie piattaforme spesso con quattro tempietti angolari e sono caratterizzati da un alto basamento a elaborate modanature che ne sottolineano lo slancio verticale. Seguendo la collocazione geografica, il complesso di Khajuraho si divide in due settori, il più importante dei quali è quello occidentale che include i templi Varaha, Lakshmana, Kandariya Mahadeva, Mahadeva, Devi Jagadamba, delle Chaunsath Jogini, Chitragupta, Parvati e Vishvanatha. Il più splendido ed imponente, nonchè paradigmatico dello stile,  è il Kandariya Mahadeva, con il suo Shikhara, la torre, di 31 m., dedicato a Shiva;  su pianta cruciforme, aveva originariamente altri quattro sacrari agli angoli della piattaforma.

14° giorno. Khajuraho-Varanasi. Visita dei templi Chandela  e Jaina. Nel pomeriggio trasferimento all’aeroporto e imbarco per Varanasi (un’ ora di  volo). All’arrivo visita a Sarnath, luogo ove Siddharta Gautama (Buddha) predicò per la prima volta la dottrina delle 4 verità. E’ il famoso giardino  dei  cervi con uno degli  stupa buddisti più famosi al mondo. Prosecuzione per Varanasi e passeggiata nella caotica città verso il Gange, per assistere alla cerimonia del tramonto sul fiume Aarti. Arrivo in hotel sistemazione, cena  e pernottamento.

Varanasi/Benares, la città più sacra all'Induismo, non offre monumenti architettonici spettacolari, ma è essa stessa un monumento unico all'essenza dell'India. Era Kashi, al tempo dei Veda; divenne poi Varanasi,  dal fiume Varuna che scorre a Nord e dall'Assi che scorre a Sud, per essere poi deformata in Benares dagli Inglesi che non sapevano pronunciarne correttamente il nome. Oggi è nuovamente Varanasi, il nome di questa città santa a Shiva, brulicante, particolarmente caotica  e faticosissima, che nulla conserva nelle pietre del suo antichissimo passato, ma che offre la straordinaria opportunità di poter vedere, respirare e vivere riti millenari ed immutabili lungo i Ghats, le gradinate al fiume; dove gli edifici  e i vicoli oscuri, Galis, del quartiere antico, si accatastano disordinati rigorosamente tutti  sulla riva occidentale del Gange, mentre quella orientale è spiaggiosa e deserta; dove la morte e la vita,  la prima nelle  pire costantemente fumanti e i funerali,  e la seconda  nei pressantissimi procacciatori e venditori di qualunque cosa, si intrecciano ad ogni passo. Dove la mendicità, le deformità, gli animali macilenti in mandrie e gli odori possono diventare tanto invisibili quanto insopportabili dopo pochi attimi dall'arrivo. Un milione di pellegrini visita Varanasi ogni anno, in quanto una delle sette città sacre dell'Induismo e luogo di culto per il Jainismo: sono 50mila i brahmini che vi risiedono permanentemente. Si crede che chiunque muoia nel territorio compreso oggi dalla Panch Koshi Road, una strada a Nord del fiume Varuna, passi direttamente al regno dei cieli, liberandosi dal ciclo delle rinascite. Il pellegrinaggio ortodosso prevede un lungo cammino che percorre prima la riva del Gange partendo dal Manikarnika Ghats - tra i più importanti per le cremazioni - fino al Assi Ghats, per poi compiere un ampio semicerchio intorno alla città, in totale 58 Km, e ritornare al Gange. Generalmente si impiegano sei giorni per compiere il percorso che è intervallato da santuari, ricoveri e villaggi attrezzati per l'ospitalità. Il centinaio di Ghats lungo il fiume costituiscono l'attrazione principale per i visitatori e i pellegrini: all'alba per i riti al sole nascente o al tramonto all'ora della Puja, verso le 18, quando il fuoco e la luce vengono offerti al fiume, tra canti, conchiglie suonate, cimbali, mantra e migliaia di offerte votive luminose che fluttuano sulle acque. Questi Ghats, che bordano le rive per parecchi chilometri, un tempo erano sovrastati da meravigliosi palazzi.  Lungo i principali, sotto grandi parasole bianchi, i sacerdoti, gli astrologhi e gli indovini prestano servizio per i credenti, impartendo mantra e responsi, offiiciando riti e intercedendo con le divinità, mentre centinaia di Sadhu meditano praticando yoga o semplicemente trascorrono lungo il fiume la loro vita ascetica.

15° giorno. Varanasi. Escursione in barca all’alba sul Gange con cerimonie del mattino e abluzioni. Si potrà osservare la vita lungo i gath incluso il Manikarnika (cremazione). Visita dei templi, nelle strette strade di Varanasi. In serata trasferimento in aeroporto e volo per Delhi. Trasferimento all’aeroporto internazionale.  

16° giorno. Al mattino alcune visite di Delhi fra cui il  suggestivo luogo/museo ove fu ucciso il Mahatma Ghandi , la Moschea del Venerdi , Qutb Minar e  per coloro che scelgono di concludere qui il viaggio la giornata prosegue andando in  aeroporto per  il volo di  rientro in Italia o in albergo per il volo la mattina successiva.

ESTENSIONE AMRITSAR (molto consigliata)

16° giorno. Al mattino alcune visite di Delhi fra cui il  suggestivo luogo/museo ove fu ucciso il Mahatma Ghandi , la Moschea del Venerdi, Qutb Minar e nel  pomeriggio sei ore di treno per Amritsar, capitale del Punjab e della religione sick. Pernotto ad Amritsar  ( alla lettera città  della immortalità).

17° giorno. AMRITSAR - Al mattino andiamo al  Golden Temple ( Hari Mandir, il tempio di Dio nella forma di colui che cancella la ignoranza), lunga e amabile visita. Centro della vita dei sick e della loro interessante religione. Al pomeriggio si può andare a vedere la cerimonia del cambio  della guardia al confine con il Pakisthan o altri luoghi interessanti di cultura sick. Chi vuole torna alla suggestiva cerimonia della sera al Hari Mandir (Golden Temple) in cui il libro sacro viene rimesso  a letto per la notte. La cerimonia anche se Sick, denota la sua derivazione hindu. Anche nei  templi shivaiti infatti  alla sera le divinità vengo poste a riposo con una  piccola processione e al mattino risvegliate e poste di nuovo al loro posto.  Secondo pernottamento ad Amritsar. Il cibo del Punjab è fra i più raffinati dell’India.

18° giorno.  In treno per Delhi. Se abbiamo tempo due passi intorno a Cannaugth Place, il cuore di Nuova Delhi, cena. Trasferimento in aeroporto, sala divani lunga sosta, check in e volo per l’Italia. 

19° giorno. Arrivo previsto in Italia al mattino.

Quota individuale di partecipazione € 2.440,00.  La quota comprende: voli intercontinentali di linea; voli interni in classe economica Delhi-Udaipur, Khajuraho/Varanasi e Varanasi/Delhi; le tasse aeroportuali; franchigia bagaglio 20 kg;  trasferimenti in treno previste nel programma; autobus a disposizione per tutta la durata del viaggio, con aria condizionata, autista e assistente; sistemazione in camera doppia in hotel 3/4 stelle, o heritage; trattamento di mezza pensione; accompagnatore specializzato indiano; guide locali per le visite previste nel programma. La quota non comprende: il visto (a propria cura oppure circa € 50 circa, pratica a cura de il genio del bosco € 80); i pranzi, le mance, gli ingressi nei musei e ai monumenti; le bevande alcoliche. Quota di iscrizione  € 50,00. Supplementi: camera singola € 20,00 per notte, cassa comune (dai 60 ai 70 €) a copertura di alcune delle spese previste nella voce “La quota non comprende”, e precisamente i pranzi, le bevande, le mance, gli ingressi nei  musei e ai monumenti. Estensione Amritsar € 190,00. 

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